“Nooooo Erica, anche tu? Anche tu che parli di Intelligenza Artificiale in una newsletter???”
Ebbene sì, dopo alcuni mesi di osservazione, mani in pasta e personale analisi, ne parlo anche io. Ma spero di fornirti un punto di vista diverso da ciò che è stato mainstream e dalle motivazioni di esaltazione totale a cui ho assistito negli ultimi mesi.
Sia chiaro, entusiasmo più che giustificato, ed affascinante tecnologia da esplorare. Che però ha una serie di implicazioni a cui si è posta poca attenzione, a parer mio.
Se non avete idea di cosa possano fare le intelligenze artificiali generative nel 2023, o siete fuori dalla (mia) bolla comunicativa che parla solo di questo (beati voi!), questo è l’articolo introduttivo e riassuntivo per capire tutto ciò che dirò fra poco.
Come ulteriore premessa, in questa newsletter non parlerò di Prompt (i comandi per interrogare e far-fare-cose alle AI): per questi aspetti vi consiglio di seguire il corso Prompt, chi parla?, che spiega bene come usare alcune intelligenze artificiali come Chat GPT e fornisce l’accesso ad un enorme database di prompt e tool. Il link non è affiliato, ma ve lo consiglio perché l’ho sperimentato in prima persona, frequentando una delle prime classi disponibili ad inizio 2023.
Mi sono approcciata a questo corso con curiosità, per capirci qualcosa di questo mondo, e sono contenta di averlo fatto e aver avuto questa introduzione molto tecnica e operativa sulle possibilità degli strumenti introdotti.
Ma questo corso, giustamente, non affronta tutto ciò che implica l’AI: per me è stato la scintilla per approfondire alcuni aspetti che invece il corso non tratta, diciamo aspetti più umani, etici, che ci pone la questione delle intelligenze artificiali.
E allora ho pensato di raccogliere considerazioni meno visibili ed entusiastici su questa tecnologia, da leggere per avere un’idea un po’ più completa della nuova rivoluzione/evoluzione tecnologica che ci coinvolgerà nei prossimi anni.
Ho deciso di spezzare questa newsletter in due parti: questa è la prima. Ma non contiene tutte le riflessioni che ho iniziato su questo argomento: stava diventando troppo lunga, e già lo so che scrivo tanto. Continuerò con i miei pensieri e probabilmente a dicembre proseguirò con la seconda parte: potrebbe diventare la prossima newsletter di cambio stagione, ma non garantisco sulla data di uscita.
1. L’IA consuma energia
Dal punto di vista energetico e della sua impronta idrica, quanto consuma l’utilizzo (e il machine learning) dell’intelligenza artificiale? Sembrerebbe tanto, secondo alcuni articoli e video che ho visto negli ultimi mesi. Alcuni studi dicono una bottiglia da mezzo litro di acqua per una conversazione con un utente con circa 20-50 domande. I dati, a confronto con altre produzioni industriali, sono impressionanti.
La realtà è che si sa ancora poco degli aspetti ambientali legati all’utilizzo di questa tecnologia, e non ho trovato informazioni più approfondite sul tema: credo però che possa essere uno spunto di riflessione, in attesa di avere maggiori dati per fare valutazioni importanti, anche quando si usa l’IA per divertirsi a chiacchierare in modo spensierato e futile con ChatGPT.
Se avete link o studi che ne parlano e avete voglia di condividerli, scrivetemi!
2. L’IA è rischiosa
Così rischiosa da far allarmare alcune persone con un marketing catastrofico, alimentando la retorica della paura (e al suo opposto, della speranza), ma in ogni caso può, ad esempio, amplificare l’impatto della disinformazione tramite deepfake. Ne parla bene questo articolo di Siamo Mine.
Ed a proposito di deepfake: il 12 aprile 2023 ho guardato su internet le immagini del funerale di Berlusconi, peccato che quel giorno fosse ancora vivo (morirà un paio di mesi dopo, se ricordate).
“Qualcuno ha avuto il coraggio di chiedere all’intelligenza artificiale di immaginare il funerale dell’ex presidente del Consiglio, fondatore di Forza Italia e patron di Mediaset. Al leader di Forza Italia, da una settimana ricoverato in terapia intensiva (ricordate, è il 12 aprile 2023), facciamo i migliori auguri di pronta guarigione. Il progetto è realizzato dal creative strategist di Latte Creative e insegnante di Etica della comunicazione allo Ied di Roma, Claudio Riccio (che ha concesso a Wired l’uso delle immagini)”.
Le immagini create dall’IA Midjourney, e mostrano come questa tecnologia abbia capacità di generare fotografie verosimili, estremamente credibili.
“Chiunque, senza particolari competenze professionali, potrà generare immagini apparentemente frutto di una macchina fotografica professionale”: questo il link all’articolo di Wired da cui ho tratto le citazioni virgolettate.
Col senno di poi, Midjourney (intelligenza artificiale text-to-image, cioè in grado di generare immagini da un testo) non ha indovinato il meteo e la stagione (per il funerale reale è stata una giornata soleggiata e calda di inizio estate, per le immagini generate dall’IA invece ci sono toni freddi e quasi autunnali), ha usato un po’ troppo nero e si è “stilisticamente” ispirata a grandi assembramenti ordinati di memoria dittatoriale (questa è una mia interpretazione); ha pure invitato Putin al funerale.
Nel caso della morte di Silvio Berlusconi, la notizia era facilmente verificabile sui media. Ma cosa succederebbe se la generazione di un’immagine fake fosse creata su un episodio non altrettanto verificabile? Qui parlo di immagine, ma la stessa cosa può essere fatta con video, o con la voce, e l’accesso a questa tecnologia sta diventando sempre più facile e dal costo irrisorio (o gratuito).
Vi lascio una suggestione di vita “quotidiana”, banale ma non meno angosciosa: se mi campionassero la voce, e la utilizzassero pronunciata da un’IA per comporre una telefonata ai miei cari, in cui dico che ho avuto un incidente, o che ho bisogno di soldi per un’emergenza… sarebbe una semplice truffa del nuovo millennio. Basta molto meno per entrare in ansia.
Figurarsi quando le deepfake possono coinvolgere politici e persone di rilievo; o trasmettere notizie che hanno un impatto forte sul mondo reale, come ci racconta questo articolo di Wired che parla di un’era dell’inganno.
“Stiamo entrando rapidamente in un’epoca in cui è sempre più difficile credere a tutto ciò che leggiamo, vediamo o sentiamo online, e questo significa non solo che saremo ingannati da cose false, ma anche che non crederemo a cose vere”.
3. L’IA è discriminante, perché allenata da discriminazioni
Gli algoritmi possono prendere decisioni discriminatorie: “abbiamo casi di discriminazione indiretta, cioè uno sproporzionato e ingiustificato impatto sfavorevole su individui appartenenti a certi gruppi.” Sono alcune parole di Francesca Lagioia, ricercatrice presso i dipartimenti di legge e di ingegneria dell’università di Bologna e presso l’European university institute, centro di ricerca della comunità europea, intervistata da Annamaria Testa in un articolo su Internazionale del 17 giugno. La stessa Lagioia dice “Sappiamo quanto l’Ia è brava nel fare qualcosa – per esempio, che sbaglia il 7 per cento delle volte, quindi statisticamente ha prestazioni molto elevate –, ma ci sfugge quale sia il ragionamento o la logica che la porta a prendere certe decisioni.”
L’articolo è questo e potete recuperare anche gli altri 3 che ha scritto l’esperta di comunicazione sul tema dell’intelligenza artificiale.
Questo apre un tema a mio avviso molto preoccupante, cioè quello dei Bias con cui sono alimentati i contenuti forniti alle IA. Ma vorrei approfondire l’argomento nella prossima newsletter.
4. L’IA è schiavista
Forse è un’affermazione un po’ forte, ma aspettate prima di darmi della pazza. “L’attuale ascesa dell’intelligenza artificiale – i chatbot che suonano umani; le opere d’arte generate a partire da semplici suggerimenti; le valutazioni multimiliardarie delle aziende che lavorano a queste tecnologie – è stata resa possibile da un’impresa senza precedenti fatta di lavori noiosi e ripetitivi”: queste sono le parole, riportate dal Post, del giornalista Josh Dzieza, che ha scritto un approfondito articolo su The Verge in collaborazione col New York Magazine.
Avevo scoperto l’articolo da una puntata del Podcast Hacking Creativity, verso la fine di luglio: una contraddizione quella che emerge tra l’idea che l’IA diventerà lo strumento che libererà l’essere umano dai compiti più noiosi, di basso livello, per permettere alle persone di essere più creative e velocizzare il proprio lavoro, e per farlo fa svolgere esattamente i compiti più noiosi alle persone stesse. Alla fine, gli umani sono quelli che fanno sembrare la tecnologia umana.
L’addestramento delle Intelligenze Artificiali è un tema difficoltoso, che riguarda il mondo del lavoro, su cui forse dovremo ragionare maggiormente.
Questa newsletter ha forse preso una strada un po’ pessimista, o meglio dire, scettica, su questa tecnologia. Penso abbia diversi aspetti ancora da approfondire. Come al solito, non ho soluzioni, ma questi sono i pensieri che mi sono venuti in mente man mano che raccoglievo notizie. Per tutte le news positive su tutto ciò che fanno e faranno le intelligenze artificiali, basta che apriate Google e facciate una semplice ricerca. Vi usciranno meraviglie.
Ora però concludo con qualcosa di più leggero.
Cose varie che non c’entrano con l’IA
Sono stata e sarò ad alcuni eventi legati al mondo della comunicazione e della vita da freelance.
Ad inizio settembre a Marina Romea sono stata per la prima volta al FreelanceCamp, all’interno di un campeggio sul mare. Modalità molto informale, come potete intuire dal video introduttivo, ho conosciuto persone interessanti e sono tornata rigenerata dai confronti e dalle chiacchiere fatte sotto gli alberi del campeggio e nella casetta in condivisione con altre partecipanti. La domanda che mi hanno fatto è: perché non sei mai venuta prima? Non lo so, me lo chiedo anche io. Se siete freelance, non fate il mio stesso errore aspettando troppo a partecipare.
Questa settimana sono tornati i miei appuntamenti fissi mensili, le riunioni della Rete al Femminile Torino e i WordPress Meetup Torino: sono entrambi luoghi di confronto in ambito lavorativo, organizzati come confronto di esperienze e talk formativi. Ne esco sempre accresciuta in competenze, quel pezzettino in più di conoscenza che è sempre stimolante.
Ad inizio ottobre andrò invece a Bologna, all’Hacking Creativity Unplugged, un evento che è nato dall’aggregazione di una community (quella di noi ascoltatori del podcast Hacking Creativity) ma che si apre a tutti i creativi: “Idee, stimoli, ospiti interessanti, momenti di networking, il tutto in un’atmosfera rilassata.” Dopo anni che ascolto il podcast, ho preso il biglietto sulla fiducia in pre-sale quando l’hanno annunciato nella community. Sono molto curiosa di come sarà.
Se penso al fil-rouge della mia partecipazione agli eventi negli ultimi anni, direi che il mood atmosfera rilassata è decisamente il mio motivo di scelta principale per partecipare ad una qualunque cosa che includa tante persone.
Ed infine dopo anni di concentrazione lavorativa in casa, ho deciso di individuare uno spazio dedicato al lavoro: sono ospite nello Studio 17 Torino, in pieno centro città, ed è un luogo che mi piace molto. Uno spazio aperto perché è simile ad una casa d’arte che ospita mostre, riunioni, confronti tra professionisti,… siamo 3 realtà differenti ed il dialogo è spesso rigenerante. Anche qui, siamo tutti molto rilassati.
Ci vado solo un paio di giorni a settimana perché ho comunque necessità di avere momenti in totale isolamento che solo casa riesce a garantirmi, come scrivere questa newsletter.
Ma questa vuole essere una Call-to-action: se state programmando di passare dal centro di Torino, scrivetemi e ci organizziamo per prendere un caffè insieme!
Vi auguro un buon autunno, ricco di notizie sull’IA!


