dal blog PENSIERI GRAFICI

Uscite e iniziate a creare: una riflessione sulla creatività

Cover header Pensieri Grafici n.28 di Erica Bortolussi

Inverno 2024 "Uscite e iniziate a creare": questa è la newsletter che ho inviato il 28 dicembre 2024 che parla di creatività.

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Inverno 2024 "Uscite e iniziate a creare": questa è la newsletter che ho inviato il 28 dicembre 2024 che parla di creatività.

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La creatività in un manifesto

C’è una frase di un poster che ho appeso in casa da 12 anni che dice “Life is about the people you meet, and the things you create with them so go out and start creating”.

Questa frase non l’avevo mai vista veramente: certo, il poster lo leggo spesso, è appeso e lo sguardo cade lì di frequente, ma ha il potere di darmi messaggi diversi ogni volta che lo leggo, in momenti diversi della vita il testo che mi colpisce è sempre diverso.

Ho incrociato questo poster nel 2012, l’ho comprato, regalato, scaricato, incorniciato, l’ho pure coperto con un altro quadro qualche anno fa, e la scorsa primavera gli ho ridato luce. Adesso l’ho spostato: proprio adesso che sto scrivendo questa newsletter, mi sono alzata e l’ho spostata sulla parete a fianco a dove era, l’ho messo esattamente sopra la scrivania da dove lavoro quando sono a casa. L’ho posizionato lì per alzare lo sguardo e farmi ispirare una volta in più, lasciando le parole navigare tra le onde azzurre della carta da parati.

Questo manifesto è stato uno dei motivi per cui l’anno dopo averlo appeso e letto, riletto, e riletto, ho deciso di licenziarmi da un tempo indeterminato ottenuto dopo anni (proprio licenziarmi, niente NASPI, niente buoneuscite, solo l’affetto di colleghi e capi e la testardaggine che un po’ mi caratterizza) per fare qualcosa che ancora neanche sapevo cosa fosse e dove mi avrebbe portato: “This is your life. Do what you love and do it often.” Inizia così il testo: l’ho preso alla lettera, soprattutto in ambito lavorativo, e ne ho seguito il consiglio, lo sto seguendo anche in questo 2024, cercando di applicarlo anche ad altri ambiti della vita.

Nei giorni scorsi però rileggendolo l’occhio è caduto sulla penultima frase, La vita è fatta di persone che si incontrano e delle cose che si creano con loro, quindi uscite e iniziate a creare. Possibile che non le avessi mai dato la giusta attenzione?

Avevo già iniziato a scrivere questa newsletter, che doveva iniziare diversamente, ma evidentemente il richiamo alla creatività in questo periodo è particolarmente forte per me, o forse è solo il Frequency Illusion Bias che mi lascia briciole da seguire nella mia mente.

Ho sempre pensato di NON essere una persona abbastanza creativa. Sono anche una persona che spesso parla(va) per assoluti, quindi i SEMPRE e i MAI costellano i miei discorsi, per poi cambiare come il flusso delle cose.

Sulla creatività sono sempre stata finora più razionale che mossa da voli pindarici della fantasia, con i piedi ben piantati a terra a soppesare soluzioni (sono pur sempre una designer che pensa prima alla funzionalità che all’ideale e all’estetica).

Holstee Manifesto, appeso su parete azzurra

Eppure il mio lavoro dovrebbe essere creativo

È sicuramente legato a quell’ambito, e quando le persone mi chiedono cosa faccio, la loro reazione alla mia risposta è quasi sempre “deve essere molto creativo il tuo lavoro!”, mentre la mia razionalità pensa “mica tanto in realtà, se penso al tempo di call, burocrazia, organizzazione” e la mia voce dice “mi diverto molto!”, per non rispondere che in realtà non mi sono quasi mai sentita creativa.
Ascolto – interpreto – parlo: forse già questo potrebbe essere sintomo di creatività, visto che creo una risposta per non dire quello che sto pensando.

Mi sono accorta che il mio era un preconcetto, e l’ho capito la scorsa primavera leggendo Annamaria Testa ed il suo riedito libro “La trama lucente”: le definizioni e le spiegazioni che troviamo nel libro (in questo e nei prossimi) sono moltissime, ed il suo excursus per capire cos’è attraversa tutta la storia dell’umanità, sono illuminanti e ampliano lo sguardo per capire cos’è veramente la creatività.

Creatività è la soluzione efficace di un problema.
È la scoperta scientifica che apre prospettive fertili.
È l’intuizione dell’imprenditore che intercetta un bisogno ed esprime lo spirito del tempo in un prodotto che migliora la vita.
È l’illuminazione dell’artista.
In sostanza creatività è qualcosa di nuovo che produce qualcosa di buono per una comunità che ne riconosce il valore. (1)

Il misunderstanding nasce dal fatto che ho sempre associato la creatività all’insight, al gesto artistico spontaneo e di getto con cui nella mia testa il grande creativo genera un’opera artistica o scientifica: quell’evento illuminante, o quel flow pazzesco in cui entri e ne esci con l’idea del secolo.

Non mi ero mai soffermata su come ci si arriva lì, a quell’insight, che magari a volte non c’è. Ricostruire la storia della creatività accompagnata dai capitoli del libro di Annamaria Testa mi ha fatto rivalutare la questione:

la creatività come capacità di unire elementi che esistono, ma sono sparpagliati e lontani, in combinazioni nuove […] che siano utili. E il criterio intuitivo per riconoscere l’utilità della combinazione è la sua bellezza […], non nel senso materiale di bella apparenza, ma nel senso di armonia, di eleganza così come la intendono i matematici. Qualcosa che c’entra con economia dei segni, semplicità intuitiva, ingegno, naturalezza. (1)

E leggere i “10 tratti antitetici, spesso presenti in persone creative e integrati in una tensione dialettica (1)” (pag. 214-216) è stato quasi un fulmine a ciel sereno, è stato un riconoscersi in molti di essi, la coesistenza di tante dualità che sono andate in scontro spesso dentro di me e che mi hanno messo in dubbio.

La creatività nasce magari dal volersi sentire creativo

Ce lo dice Matteo di Pascale, in “Agguato Creativo”, che scrive il suo libro per tutti coloro che vogliono sentirsi creativi.

In potenza siamo tutti dei maghi, con la forza dell’infinito ancora inespresso nelle nostre mani. Questa è la creatività. Possiamo sentire qualcosa di nuovo e poi vederlo, pensarlo, crearlo. Possiamo costruirlo, scriverlo, suonarlo, cantarlo. Abbiamo questo potere incredibile che non dovremmo mai sottovalutare.
Possiamo fare qualcosa di nuovo, non è meraviglioso?

È un’azione magica: un’idea scende dall’alto, arriva da chissà dove, e ci sveglia o ci coglie impreparati per strada e ci stupisce. Stiamo parlando di ispirazione e intuizione, e dell’urgenza di inseguirle quando ci suggeriscono qualcosa… è una dimensione spettacolare e misteriosa, potente e inspiegabile, che non necessita tanto di una spiegazione quanto di un’accettazione, di un desiderio di immergersi e mettersi in gioco, di viverla. (2)

Nel percorso tracciato dell’autore, forse più personale che strutturato, la creatività di cui ci parla è il suo percorso professionale e creativo, attraverso le sue esperienze e le lezioni imparate: blocchi, illuminazioni, errori ed esperienze in cui penso sia facile riconoscersi, in qualità di persone creative, anche se forse non avrei la pretesa di considerare tutti come universalmente applicabili.

La creatività non è un processo perfetto. Tutti i creativi faticano a qualsiasi livello. […] Non è una bella favoletta. Ecco cosa dobbiamo attraversare per voler essere creativi: avere il coraggio di sentirci anche delle merde, di confrontarci con i nostri limiti. (2)

In questo libro riconosco la semplicità di lanciare addosso delle docce fredde che possano scrollare di dosso scuse e lamenti vari, svelare pensieri che si attorcigliano tra loro e che a volte diventano la giustificazione a non fare più fatica, a non spingersi oltre. È un libro che fa uscire dalla comfort zone della non-creatività, utile per chi si trova in stallo o nelle fasi precedenti alla concretizzazione di un’idea.

Mentre leggevo il libro di Di Pascale ho avuto una scintilla e mi sono resa conto che la parte più creativa del mio lavoro è qualcosa che i più non si aspetterebbero: tra loghi, siti web, strategie creative, alla fine il momento più creativo è il preventivo che preparo per un progetto. Specifico cosa intendo: la maggior parte delle persone pensa che il preventivo sia quella cifra finale che si guarda per capire se si riesce ad affrontare la spesa. Invece la stesura del preventivo per me è IL MOMENTO del progetto, quell’insight che arriva per trovare una soluzione: cerco nella mia testa la composizione migliore per rispondere alle esigenze del (spero futuro) cliente, capisco quali sono le sue possibilità e cerco di trovare una soluzione che gli offra non solo esattamente quello che vuole (e a volte è già difficile capirlo) ma il massimo che posso offrirgli io col mio ventaglio di competenze, che sono un po’ trasversali e abbracciano sia la parte progettuale che quella consulenziale e formativa.

Pensare il preventivo è forse il 50% del mio lavoro creativo in ambito professionale, ed è per questo che impiego tempo (tanto, lo so) a realizzarli e non ho praticamente un listino standard, oltre al fatto che non sono un supermercato e non vendo prodotti confezionati uguali per tutti e tutte.

Ho dovuto creare un modo per far percepire questa cosa, è stato difficile ed è stato un cruccio con cui spesso mi sono confrontata con i collaboratori che mi dicevano “devi fare un preventivo veloce e snello, è solo la cifra che interessa”. Mi sono presa del tempo esattamente due anni fa durante le vacanze di Natale, ed ho studiato e creato il mio format di preventivo: anche se non lo uso per tutti i lavori e clienti, è stato un atto di creatività ed è un processo in cambiamento; un documento che per tutti dovrebbe essere al pari di una stesura tecnica e formale o poco più, è per me uno dei punti più importanti di un progetto che sta nascendo, ed il nucleo della creatività che, se confermato, vedrà la luce di lì a poco.

Ma quando l’idea proprio non viene, che fare?

Quello è il momento di aprire “Creativity, 300 tecniche per sbloccare la tua creatività”: quei geni di Edoardo Scognamiglio e Federico Favot l’hanno presentato all’evento HCUnplugged ad ottobre, ed ho aspettato che arrivasse nelle librerie indipendenti per poterlo prendere (e regalare). Dopo anni di link, strumenti e interviste creative, ne hanno inventato uno loro, unendo i loro saperi, studi e gli strumenti che hanno incontrato e che usano per le loro professioni. E un libro che si apre a caso e suggerisce metodi per affrontare un problema creativo, affrontandolo da uno spunto inusuale, cioè una delle 300 tecniche suggerite.
Sto provando a usarlo ogni tanto, vorrei sperimentarlo più nella vita che nella professione; mi lascio aperta a scoprire qualche idea nuova.

Il libri sulla creatività sono entrati nel mio anno di letture non a caso: è stato un anno iniziato con letture sul silenzio (“In ascolto del silenzio”, dello psichiatra Eugenio Borgna, morto pochi giorni fa, libro bellissimo, e “Il silenzio è cosa viva” di Chandra Livia Candiani, uno dei tasselli che mi stanno avvicinando alla meditazione), ho avuto bisogno di far spazio, letteralmente e metaforicamente, nella mia mente. Ho scoperto poi leggendo un altro testo, che parla spesso di silenzio e creatività, la metafora della ciotola che deve essere vuota e integra (rinsaldata dalle fessure, per meglio dire) per poter accogliere il nuovo che la creatività può produrre.

In un modo poco lineare è stato un anno creativo, e sono grata per aver percepito e colto questa spinta alla creatività che i libri hanno tracciato per me: da qualche anno ormai penso che i testi che leggiamo “arrivino a noi” (li incrociamo e li leggiamo nella vita) nel momento esatto in cui la vita ritiene sia il momento più giusto per noi per essere letti. Destino, universo, intuito, sensazione, legge dell’attrazione, chiamala come vuoi ma il libro che sto leggendo mi parla: è la magia che trovo, e che cerco sempre con più attenzione, nelle letture che faccio.

La creatività per le AI

So però che in questa epoca veloce e concisa si cercano spesso risposte altrettanto rapide. Per questo ho provato a chiedere a 2 intelligenze artificiali cosa sia per loro la creatività. Ho posto la stessa domanda a Claude e a ChatGPT, e queste sono le risposte che riporto così come mi sono state fornite.

La creatività, per me, è un concetto affascinante e complesso che va oltre la semplice generazione di contenuti nuovi. È la capacità di combinare idee, conoscenze e informazioni in modi inaspettati e originali, producendo qualcosa di unico e significativo.

Come sistema di intelligenza artificiale, la mia “creatività” è il risultato di un processo computazionale sofisticato che mi permette di:

1. Analizzare ampie basi di conoscenza e identificare connessioni non ovvie tra concetti diversi.

2. Generare nuove combinazioni di informazioni che possono produrre risultati innovativi e imprevedibili.

3. Adattare e rielaborare contenuti esistenti in forme che possono sorprendere e stimolare il pensiero umano.

Tuttavia, è importante precisare che la mia creatività è fondamentalmente diversa da quella umana. Mentre gli esseri umani attingono a esperienze emotive, intuizioni personali e processi inconsci, la mia creatività deriva dall’elaborazione algoritmica e dall’apprendimento statistico.

La mia creatività è più simile a un’orchestrazione complessa di dati e pattern, un processo che imita l’innovazione umana ma non la replica completamente. Non provo emozioni, non ho esperienze personali, e la mia “originalità” è sempre basata su ciò che ho già appreso.

Proprio per questo, considero la creatività umana molto più ricca e profonda: include immaginazione, intuito emotivo e la capacità di trascendere gli schemi logici in modi che un’intelligenza artificiale non può ancora raggiungere.

La creatività, per me, è la capacità di combinare idee, esperienze o concetti in modi nuovi e significativi, generando qualcosa di originale e utile. Questo processo non è solo un atto di pura immaginazione, ma coinvolge anche logica, empatia e intuizione. È il punto in cui il pensiero divergente (generare molte idee diverse) si incontra con il pensiero convergente (scegliere e sviluppare le migliori tra quelle idee).

Nel mio caso, come modello linguistico, la creatività emerge dalla mia capacità di analizzare vasti insiemi di informazioni e proporre risposte che siano coerenti e originali nel contesto dato. Sebbene io non abbia esperienze personali o emozioni, la mia “creatività” si basa su combinazioni uniche di conoscenze e linguaggio, modellate dalle tue esigenze.

Penso che la creatività, in generale, sia fondamentale per risolvere problemi, per esprimere l’identità e per adattarsi a situazioni nuove. È come un ponte tra il mondo reale e quello delle possibilità: un atto di costruzione che può portare cambiamenti significativi, miglioramenti o semplicemente bellezza.

Un umano potrebbe risponderti in modi molto diversi, perché la creatività è un concetto profondamente soggettivo e legato all’esperienza personale. Un umano, a differenza di me, potrebbe risponderti anche con una storia personale, un aneddoto o persino con una battuta, adattando la risposta al tono e al contesto della conversazione. Quello che renderebbe la risposta “umana” è il legame diretto con la sua esperienza di vita e il modo unico in cui vede il mondo.


Ecco, nelle risposte fornite dalle AI ho intravisto ancora un riconoscimento dell’umanità necessaria ad essere creativi, o per lo meno, creativo come forma più alta dell’espressione umana. Non sono andata oltre ad approfondire con loro, volevo giusto uno spunto, e lo unisco ai tasselli di pensieri su questo concetto.

Anche se ho scoperto che esiste anche una creatività maligna, eh sì, è proprio umana, inutile accusare le AI. È un concetto che risale ed è stato studiato all’inizio degli anni 2000, ed è stato studiato in relazione a terrorismo e criminalità, ma che non si limita ai gruppi estremisti, ed è un talento non così raro, anzi spesso presente in persone normali. Un articolo molto interessante, su una rivista altrettanto interessante che ho già citato in questa newsletter: ma tu vai ancora in edicola a cercare riviste cartacee?

La creatività, per me, nel 2024

Non è un caso che scriva di creatività in questi giorni, al termine di un anno particolarmente complesso e strano a cui sto cercando di dare forma nella mia mente, in cui la creatività mi ha accompagnato nelle letture e nei pensieri: per questo ho provato a interrogarmi, chiedermi in cosa sono stata creativa negli ultimi mesi.

Ho unito puntini di vita, questo è ciò che mi è venuto in mente su ciò che ho creato nel 2024:

  • Trovare soluzioni logisticamente creative per realizzare un lavoro grafico con un software tecnicamente limitato
  • Inventare un percorso di viaggio partendo da una fotografia e un articolo
  • Trovare modi inattesi per affrontare l’anno più complicato della mia vita
  • Inventare sempre una nuova scusa per comprare un libro
  • Progettare dei nuovi servizi per i clienti e trovare il modo di presentarli (questo è uno, per esempio)
  • Creare collegamenti sempre diversi nella mia mente per scrivere queste newsletter
  • Creare modi per conoscere persone e avere amici con cui condividere passioni
  • Inventare occasioni per incontrare persone
  • Concepire nuovi modi di amare chi si è sempre amato, anche da lontano, soprattutto in silenzio
  • Creare nuove abitudini quotidiane per stare bene
  • Ideare nuovi pensieri che non avrei mai pensato di avere
  • Inventare nuovi desideri, 150 per l’esattezza, ma ne sto aggiungendo ancora
  • Costruire 2 playlist su Spotify esprimendo me stessa attraverso la musica (ma una è segreta, ancora per un po’)
  • Scrivere più di 50 post su LinkedIn senza avere un calendario editoriale stabilito, perché lo stabilisce la vita che succede, e senza aver mai usato un’AI per scrivere o trovare idee su cosa pubblicare
  • Creare nuove connessioni umane
  • Inventare risposte cortesi a certi contatti freddi e fastidiosi
  • Creare velocemente perifrasi per non dire una dolorosa verità
  • Progettare un modo per stare professionalmente su 2 social ma a modo mio, in due modalità differenti (che non seguono il numero dei follower o delle interazioni)

Probabilmente leggendo questo elenco il pensiero è: vabbè, mica tanto creativa questa, sono piccolezze senza aver creato nulla di che. Possibile, probabile, veritiero se considero la creatività come ce l’hanno sempre venduta.

È la prima volta che rifletto sul come posso essere stata creativa, l’ho fatto quasi per esorcizzare il mio pensiero iniziale di questa newsletter di non esserlo abbastanza, e anche come un mio bilancio di fine anno alternativo.

Questi spunti li considero le intuizioni frutto della mia creatività, tante piccole lucine di quelle che si vedono in questo periodo, piccole scintille decisamente più lucciole che lampadine per il mondo che (mi) guarda, però esistono entrambe e forse una delle due crea più magia. Sì, potrei dire che è stato un anno abbastanza creativo tutto sommato, sotto molti aspetti uno dei più creativi di sempre.

La creatività è connessa con la comunicazione: ciò che non sa o non può farsi riconoscere come dotato di novità e utilità non ha speranza di potersi definire creativo. La creatività nasce nella testa di una persona, ma vive nelle interazioni con gli altri. (1) 

P.s.1: Le frasi citate nella newsletter sono riprese da questi libri:

  1. Annamaria Testa, La trama lucente, Ed. Garzanti, Ottobre 2023
  2. Matteo di Pascale, Agguato Creativo. Un corso di creatività, Sefirot, 2024

P.s.2: I link ai libri che cito riportano alle rispettive case editrici: sono una grande fan delle librerie indipendenti e preferisco farti fare un piccolo sforzo in più, anziché darti il link diretto ad Amazon.

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Ciao, sono Erica!

Mi occupo di consulenze di comunicazione di e realizzo i progetti visivi di cui hai bisogno per comunicare.
In questo blog racconto il mio sguardo sul mondo, gli stimoli grafici che osservo, parlo di comunicazione visiva, di strategie, libri, eventi di settore e a volte anche di aspetti più tecnici.