dal blog PENSIERI GRAFICI

Ripartire, ritornare.

Cover header Pensieri Grafici n.34 di Erica Bortolussi

Autunno 2025 "Ripartire, ritornare": questa è la newsletter che ho inviato il 22 settembre 2025 che parla di redesign e di viaggi speciali.

Cover header Pensieri Grafici n.34 di Erica Bortolussi
Autunno 2025 "Ripartire, ritornare": questa è la newsletter che ho inviato il 22 settembre 2025 che parla di redesign e di viaggi speciali.

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Oggi è il fatidico giorno, oggi è QUEL giorno, quello della ripartenza ufficiale per me, dopo aver concluso i viaggi estivi e il riallineamento lavorativo.
Quello della sensazione di ritorno a scuola e inizio dell’anno, il capodanno del Freelance.
Quello in cui so di dover mettere la carica e l’energia per affrontare la chiusura dei progetti in essere e preparare il terreno per quelli che verranno.
Quello dell’inizio di una nuova avventura formativa.
Quello della to-do-list ordinata e pronta all’azione.
Quello della prima giornata lavorativa piena sui clienti dopo le vacanze. Quello in cui ho deciso di scioperare e dare un segnale, essere parte attiva della società, anche nel mio piccolo in cui uno sciopero da freelance può non avere senso. Ma non è più possibile assistere a quello che vediamo a Gaza ed essere presente è il minimo che i miei valori mi dicano di fare (questa newsletter è stata scritta e preparata prima del giorno scelto per lo sciopero).

Oggi è il 22 settembre, giornata dell’equinozio, cambia una stagione e mi lascio alle spalle un periodo pieno, ricco di esperienze, progetti, viaggi, lavori, colori.

Ed il caso ha voluto che stasera ripartissi dai banchi di scuola, e lo faccio con la prima lezione in presenza del corso di Project Management, mentre ricevi questa newsletter sarò seduta ad un tavolo a prendere appunti su un quaderno: la puoi sentire quell’emozione del primo giorno di scuola col quaderno intonso su cui tracciare la prima parola? La sensazione di inizio: energia, entusiasmo, curiosità. E si va.

Perciò visto che questo è un inizio, una ripartenza, da cosa partire se non da alcune domande? Io mi faccio sempre un sacco di domande (sì, potrei chiamarle tranquillamente in altro modo più colorito), ma riuscire a individuare, intuire una risposta è la bussola che mi permette di avere una progettualità.
E la progettualità, essendo designer, è la mia traccia di vita.

Domande, tante risposte

  • Ha ancora senso tenere una newsletter su una piattaforma chiusa come MailerLite quando altri strumenti come Substack permettono una visibilità maggiore (anche se sta diventando OnlyFans)?
  • Come potrò rimanere aggiornata sui progressi delle AI con la velocità con cui si sviluppano?
  • Come voglio usare le AI nel prossimo futuro, da qui a 12 mesi?
  • Quali compiti del mio processo lavorativo posso delegare a un’AI, senza perdere l’apporto strategico e umano che posso e soprattutto voglio fornire ai miei progetti?
  • Quale sarà il futuro visivo ora che molte immagini sono generate da AI?
  • Può funzionare un modello di business one-to-one a lungo termine, come la consulenza su misura e la progettazione web che propongo, senza automatizzare la progettazione?
  • Come posso raccontare il mio lavoro nel frastuono di contenuti che vengono prodotti?
  • Cosa rimarrà della comunicazione visiva fuori dall’ecosistema web/digitale (social, video, newsletter, siti, app, adv, e-commerce)?
  • La mia intuizione di specializzarmi nel Project Management per il settore della comunicazione avrà senso, da freelance e nel mio contesto lavorativo e territoriale?
  • Come è possibile far emergere la qualità (comunicativa, di contenuti) in un sistema che valorizza solo la quantità (views, follower, like)?
  • Come si può costruire un posizionamento di brand autorevole per chi non ama mostrarsi o sfruttare meccanismi di visibilità e viralità?
  • Ha senso mantenere skills orizzontali tra progettazione-comunicazione-business quando osservo molti professionisti specializzarsi in modo verticale?
  • Lo storytelling legato al brand, che sia di un professionista o di un’azienda, sta perdendo valore in un contesto in cui la parola non serve a supporto delle azioni ma è fine a se stessa?
  • Come posso evitare di sentirmi sopraffatta dalla velocità sempre più rapida di questo settore?

In alcuni casi le risposte arrivano dal confronto con altri colleghi e professionisti del settore, ascoltando panel e presentazioni di chi si specializza in un determinato settore. In altri casi vado per la mia strada, la risposta mi arriva da un’intuizione interna, non te lo so spiegareeeee come diceva Tiziano Ferro, e decido di seguirla. In altri casi ancora metto insieme notizie, pensieri, valutazioni, uso i talenti di Strategic Thinking che ho scoperto ufficialmente di possedere, tra cui il Futuristic (la mia grande scoperta del 2025, quella più inattesa).

Qualcuna di queste domande ti risuona?
Come professionista che affronta gli stessi dubbi o per il tuo brand?
Se sì parliamone, confrontiamoci, capiamo insieme come rispondere ai dubbi che abbiamo.

Le varie forme di un redesign: due richieste simili e due risultati completamente differenti

Negli ultimi mesi ho lavorato a diversi progetti di siti web, in due casi si è trattato di redesign del sito e del logo, e i progetti sono andati online tra fine agosto e inizio di settembre.
Se mi fermassi qui nella descrizione questi lavori avrebbero uno stesso titolo, ma proprio perché li ho portati avanti in contemporanea tra la primavera e l’estate, posso raccontarti la differenza di approccio, di modalità, di strumenti utilizzati per rispondere alla stessa domanda:

Redesign logo e sito per un’attività locale

Quando siamo arrivati al sito il mio compito è cambiato. Era già presente nel team di lavoro una web-designer che aveva realizzato i siti precedenti, che erano ancora attivi, perciò ho lavorato con Silvia per la realizzazione del nuovo e-commerce su piattaforma Shopify: io come Project Manager del progetto, insieme a lei come designer, e lei da sola come sviluppatrice. I nostri ruoli seppure simili (in molte cose ci sovrapponiamo) sono stati un plus per il progetto, hanno aggiunto velocità all’esecuzione, individuazione delle soluzioni e parlando lo stesso linguaggio abbiamo trovato sincronicità nel progetto.

Redesign logo e sito per una professionista

Nel secondo caso invece mi sono trovata a riprogettare un sito che avevo realizzato io qualche anno fa: i siti web, come le persone, le aziende e le associazioni, evolvono insieme all’attività del loro proprietario. E così è stato per il sito di Stefania Bonino, con cui collaboro e lavoro su diversi progetti ormai da anni, e che mi ha espresso l’esigenza di aggiornare il proprio sito web per rispecchiare maggiormente il cambiamento professionale in atto nella sua attività.

Sito web di Stefania Bonino, progettato e realizzato da Erica Bortolussi, homepage, su schermo laptop su scrivania


In questo caso la valutazione del redesign è stata inizialmente tecnica: un sito che ormai aveva più di 6 anni in WordPress, con un tema e un builder che ad oggi non garantiscono più le performance necessarie per sostenere l’attività, oltre al cambiamento di tutti i contenuti e dell’architettura delle informazioni, ha significato ricreare completamente un nuovo sito web.
Ho cambiato tema, organizzazione dei contenuti, abbiamo aggiornato i testi redatti da una copywriter, cambiato le CTA, eliminato alcune parti non più funzionali, il tutto mantenendo un layout visivo il più possibile simile al precedente.
In questo cambiamento è entrato anche il logo, andando a variare leggermente le tonalità della palette e scegliendo un font accessorio più leggibile per il payoff nuovo. Due cambiamenti impercettibili, eppure necessari e funzionali per il futuro.

Questo progetto è nato da una necessità che sembrava piccola (“Erica, devo cambiare due cose sul sito, aggiorniamo dei testi” ancora ricordo quella frase!) e si è trasformato in un completo sviluppo ex-novo del progetto.

La risposta più corretta è analizzare la progettazione esistente del prodotto/servizio e riprogettarlo per rispondere alle nuove esigenze del progetto. Come puoi vedere, da questa definizione si apre un mondo.

Il redesign non è mai solo cambiare due colori, aggiornare un tema, aggiungere una funzionalità: è un pensiero strategico che guarda al passato e senza tradirlo introduce il cambiamento, con una maggiore consapevolezza della direzione da dare al progetto.
È naturale, come l’evolversi delle cose, ma richiede attenzione ed uno sguardo complessivo sulle varie diramazioni e implicazioni che comporta: sia in termine di posizionamento, che in termini di sviluppo e funzionalità.

Stai pensando di apportare modifiche al tuo sito web, alla tua comunicazione? Uno sguardo esterno può aiutarti a focalizzare l’attenzione per un cambiamento strategico funzionale, non solo una rinfrescata di colori. Se la tua professionalità, la tua attività imprenditoriale o la tua associazione desidera una cura attenta e sincera, potrebbe essere il momento buono per scrivermi. Ci facciamo una chiacchierata e valutiamo come lavorare insieme al tuo progetto personalizzato di branding e comunicazione.

I #viaggigrafici tra due continenti: Istanbul e Cappadocia

Tra i tanti viaggi estivi vicini e lontani che ho fatto negli ultimi mesi, quello da cui sono appena ritornata è stato il più inaspettato. Sono partita per la Turchia con la curiosità di fare il viaggio più a Oriente mai fatto finora, a cavallo tra due continenti, quello europeo e quello asiatico, sul confine naturale segnato dal Bosforo.

Non è solo una questione di bellezza del luogo, è il modo in cui Istanbul riesce a far convivere elementi che altrove sembrerebbero in contraddizione.

Qui la calligrafia turca dialoga con la street art contemporanea, le ceramiche tradizionali della Cappadocia dialogano con pattern moderni, le decorazioni storiche di Santa Sofia e della Moschea Blu si ritrovano reinterpretate nei dettagli architettonici dei palazzi. È un territorio dove ogni angolo racconta una storia diversa attraverso colori, linee e forme.

Il mio approccio è stato quello di lasciarmi sorprendere, è stata la città stessa a guidarmi, senza programmare troppo, cogliendo gli stimoli visivi che si presentavano naturalmente al mio sguardo: dal vibrante Bazar delle spezie con le sue texture scintillanti di dolci e frutti colorati, alle opere d’arte contemporanea che punteggiano la città, fin dentro la Basilica Cisterna che raccoglie acqua dal 532 d.C. Ho scoperto che in Turchia non esistono barriere tra “alto” e “basso”, tra antico e moderno, tra sacro e profano – tutto si mescola in una normalità che è essa stessa arte.

Il risultato? Un bagaglio visivo fatto di quella “bella confusione” stilistica che nasce quando la creatività non segue regole prestabilite, ma si nutre della vita che pulsa in ogni strada, in ogni mercato, in ogni decorazione. Ho raccolto alcune immagini su Instagram, sapendo che ho molti più ricordi visivi di quanti questa piattaforma mi permetta di mostrarne.

Branding e viaggi

Decidere di non progettare completamente un viaggio, per me, è una scelta nuova di vita: pensare e programmare i viaggi è una delle attività che più mi piace fare, studiare dove andare, trovare gli angoli ancora poco noti, raccogliere stimoli per i mesi prima della partenza, mettere i pin su Google Maps e creare itinerari a quartieri è il mio lavoro non retribuito preferito.

Lo faccio ogni volta che posso, ma a volte tiro su le mani e mi affido a qualcun altro. Lo faccio quando decido di partire con WeRoad, la Turchia è stata la mia seconda esperienza con loro, e sono tornata a viaggiare con la coordinatrice del viaggio precedente, perché se c’è una persona verso cui nutro una profonda stima e completa fiducia in questo ambito è lei. Chiudo gli occhi e seguo la sua programmazione, compresi i transfer alle 2 del mattino con un paio d’ore di sonno alle spalle senza quasi batter ciglio.

Scegliere di viaggiare con WeRoad è stata la scelta di affidarmi ad un brand frizzante, ironico, fresco e veloce con le sue campagne di comunicazione. Conosco e ho seguito questa azienda ormai da qualche anno: credo di avere incontrato il brand anche prima del 2022 ma ricordo precisamente la partnership ed il product placement dentro al programma Pechino Express. Fin dall’inizio mi ha incuriosito e attratto il modo con cui comunicavano, un tono leggero, giovanile per i viaggi di gruppo che fino a qualche tempo prima erano rilegati all’idea dei tour operator più classici.

La loro comunicazione passa da un branding molto ben delineato, un tono di voce ironico, la decisione di usare per le pubblicità riprese e foto direttamente con i viaggiatori, gli OOH e ADV in metro con frasi d’effetto, la scelta di un copywriting per slogan che spesso occupa tutto lo spazio a discapito di ulteriore grafica, il colore nero per il visual, il guerrilla marketing per le strade.

Non è stata però alcuna ADV a convincermi a prenotare: ciò che mi ha persuaso è stata la chiarezza della user experience del sito, la descrizione delle mete e dell’organizzazione del viaggio, ma sono state soprattutto le risposte della coordinatrice che ha saputo rispondere con prontezza e disponibilità ad ogni dubbio, perché la componente umana è fondamentale, anche in contesti digitali.

Appena tornata dalla Turchia ho preso la metro e lì ad aspettarmi c’erano loro, le nuove ADV della campagna OutOfHome per Capodanno di WeRoad. Battere il ferro finchè è caldo, dicono: l’ufficio marketing sa che appena si ritorna da un viaggio così la malinconia è forte e la voglia di ripartire e conoscere persone nuove è più viva che mai, bastano poche parole, 3 colori del visual brand, una domanda e una risposta (e quell’ansietta che prima o poi viene a ridosso di quella data).

Ti interessano il design o redesign di un brand o di un sito web?
Nelle mie newsletter racconto casi studio e progetti interessanti a cui ho la fortuna di lavorare.

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Ciao, sono Erica!

Mi occupo di consulenze di comunicazione di e realizzo i progetti visivi di cui hai bisogno per comunicare.
In questo blog racconto il mio sguardo sul mondo, gli stimoli grafici che osservo, parlo di comunicazione visiva, di strategie, libri, eventi di settore e a volte anche di aspetti più tecnici.