Cosa c’è prima di “Graphic & Communication Designer”

28 Novembre 2018

Ovvero chi sono, come mai sono qui e perché questo blog.

Caro lettore,

se stai leggendo questo post, il primo del blog “Pensieri grafici”, è perché hai avuto la curiosità o la costanza di ricercare un contenuto non particolarmente visibile, e per questo ti faccio un ringraziamento particolare.

Come dicevo, questo è il primo post, e come un buon incipit che si rispetti, cercherò di chiarire i miei intenti rispetto a questo progetto.
Prima di tutto mi presento:

Piacere, sono Erica.

Prima di diventare Graphic & Communication Designer, prima ancora della qualifica di professionista, di lavoratore, sono semplicemente Erica.

Sono nata all’inizio degli anni ’80, periodo di prosperità e boom economico nell’occidente del mondo, e sono cresciuta con la consapevolezza che nella vita avrei potuto volere, e probabilmente ottenere, quasi qualsiasi cosa. E questa consapevolezza ha accompagnato il mio timido approccio alla vita per tutto il liceo, gli studi universitari e la ricerca di lavoro.

Sono entrata tranquillamente nel mondo del lavoro, ho acquisito una posizione abbastanza solida, un contratto a tempo indeterminato, una casa; finché nel 2013, in piena crisi economica, mentre le persone vicino a me venivano lasciate a casa, ho deciso di licenziarmi e costruirmi un futuro diverso.

Più emozionante, più creativo, più in linea col mio modo di essere e di intendere il lavoro.

Praticamente una pazza! Molti l’avranno pensato, nessuno però me l’ha detto. Hanno usato altre parole, coraggiosa soprattutto, ma probabilmente intendevano proprio pazza.

Come poi ho riscontrato in tante persone della mia età, ho avuto una crisi di mezz’età con 10 anni di anticipo. Solo che anziché decidere di aprire il classico chiringuito sulla spiaggia, ho deciso di focalizzarmi sui miei studi universitari, e riprendere la vita lavorativa e creativa che avevo lasciato qualche anno prima.

E così eccoci qua, a 5 anni da quella decisione, al 5° anno della mia partita iva:

Erica Bortolussi – Graphic & Communication Designer

In primo luogo “designer“: termine tradotto e utilizzato in orrendi modi nel linguaggio italiano (è così di dddesign), ma che ha il suo significato primario in “progettazione“.

E poi due definizioni:
– “Graphic“: curo gli aspetti visivi di un progetto e trasformo i bisogni dei miei clienti in loghi, colori e immagini.
– “Communication“: mi permette di ampliare gli ambiti di intervento in cui opero; non solo grafica quindi, ma anche strategie e piani di comunicazione, storytelling e branding.

Come corollario alle informazioni più istituzionali, che puoi leggere qui, di me ti racconto che:

  • Sono nata in Emilia, ho i carboidrati nel sangue e se non mangio pasta (o riso, o pizza) almeno 1 volta al giorno mi irrito parecchio. Il mio piatto preferito è questo, Pisarei e Fasò.
  • Ho suonato pianoforte per 16 anni e sax per 3: poi un giorno ho smesso e da allora non ho mai più toccato uno strumento. Ma la musica fa parte intrinsecamente di me, con suoni e musicalità differenti a seconda del mio umore. La musica si ascolta ad alto volume e i concerti si vivono sul prato in piedi, non ammetto alternative. Gli ultimi due concerti a cui ho assistito sono stati Subsonica e Muse, per farti un’idea.
  • Non ho avuto la TV fino a 9 anni: quando è entrata in casa era perennemente  accesa su telegiornali e tribune politiche. Da allora non l’ho più spenta, ma a volte cambio canale. Guardo Serie TV sempre in ritardo rispetto ai miei amici seriali, e quando loro parlano di cartoni animati degli anni ’80 e ’90 io faccio scena muta.
  • Sono stata al cinema prima di guardare la TV: una volta a settimana, per anni. Ora inseguo quel ritmo ma senza costanza, e i film più interessanti durano troppo poche nelle sale; ogni giugno aspetto con ansia la pubblicazione delle rassegne di cinema all’aperto per recuperare. Inevitabilmente non riesco a vedere tutto ciò che vorrei, e la mia wishlist di film diventa sempre più lunga.
  • Sono Mac-addicted: non occorre dire altro. E se stai pensando “Puff, ma l’Android/Windows…” ripensami la prossima volta che sostituirai il tuo computer o il tuo cellulare, poi ne riparliamo. Sono addicted, non fanatica: gli AirPods li trovo inutili e cambio l’iPhone solo alla naturale rottura del precedente.
  • Cucino prevalentemente torte e dolci, che distribuisco in giro, perché non posso mangiarli tutti io (sob!). I miei familiari non possono e non vogliono mangiarne: è una vita difficile, ma io non demordo.
  • Leggo romanzi contemporanei (oltre a libri di settore), prevalentemente di autrici, prevalentemente di fronte al mare. È la mia attività mono-tasking preferita. Peccato che ancora non abiti vicino al mare.
  • Visito mostre e musei con frequenza, soprattutto forme d’arte moderna e contemporanea. Molto spesso ci vado da sola.
  • L’ho detto che adoro il mare? L’oceano soprattutto. Prima o poi andrò a vivere di fronte al mare: obiettivo 0 della mia wishlist esistenziale.
  • Viaggio sempre con la mente, e quando posso anche col corpo. Passo più tempo a programmare e sognare viaggi per il mondo di quanti poi riesca a farne, ho una wishlist di luoghi da visitare che si allunga per ogni fotografia o film che guardo.
  • Faccio liste per qualunque cosa, e ciò mi aiuta a non perdere idee e cose da fare: sono un grave caso di listite acuta, ma nel tempo ho imparato a controllarmi e ad organizzarle in modo utile e funzionale.

Perché ti ho detto tutto ciò?

Principalmente perché sono una persona con degli interessi e delle passioni, oltre al mio lavoro; e poi perché mi piacerebbe un giorno unire queste mie peculiarità e piaceri in progetti creativi e di comunicazione. Come? Non lo so ancora, ma qualcosa potresti leggerlo nei miei futuri post, e non dovrai chiederti perché ho scelto di trattare quello specifico argomento.

E quindi, perché questo blog?

Il mio sguardo sul mondo è sempre attento a ciò che mi circonda, a riflessioni su quanto la comunicazione visiva sia insita in tutto ciò che vediamo o facciamo: siamo invasi di pubblicità per strada; ogni elettrodomestico che usiamo (dal cellulare al forno) ha un’interfaccia visiva; leggiamo quotidianamente segnaletiche sui mezzi pubblici, email, giornali online e cartacei; passiamo ore con gli occhi su app per distrarci; in ogni luogo in cui andiamo percepiamo una sensazione data dagli stimoli visivi che ci circondano (perché in ospedale sembra tutto freddo e incomprensibile e quindi ci spaventa?).

La comunicazione visiva ci circonda e fa parte della nostra vita molto più di quanto possiamo rendercene conto. Quando esco di casa (ma direi anche in casa) mi soffermo spesso a guardare i dettagli di un progetto grafico: che sia la schermata di menu di Netflix, l’impaginazione del libri di ricette, il menu del ristorante in cui dovrei scegliere la portata.

Tutto ciò che vediamo è stato (molto probabilmente) studiato e progettato graficamente, per farci arrivare un messaggio e trasmetterci una sensazione, e di conseguenza farci compiere un’azione. Questo aspetto mi affascina molto, e sono attratta dall’osservare cosa mi propone il mondo.

In questo blog vorrei raccontarvi gli stimoli grafici che osservo, analizzare il perché e il come di ciò che vedo, provare a valutare se un messaggio visivo ha ottenuto il suo scopo, o anche solo cercare di meravigliarvi facendovi vedere ciò che affascina me.
A fianco a questi temi, parlerò di strategie di comunicazione, a volte anche di aspetti più tecnici, o chiarire alcuni dubbi in merito al mondo della comunicazione e del web, fornendo informazioni utili a chi si avvicina a questo mondo oppure ha bisogno di capire se un servizio di comunicazione può fare al caso suo.

Bene, caro lettore, se oltre ad aver trovato questo post, sei anche arrivato a leggerlo tutto, posso solo dirti

Grazie.
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28 Novembre 2018

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