Indice
Negli ultimi mesi, praticamente negli ultimi due anni, ho orientato ogni lavoro che realizzavo nella connessione tra diversi elementi: di base c’è sempre uno sguardo strategico, una visione dall’alto (o laterale, o dall’esterno, o dal basso… fondamentalmente uno sguardo che si pone da una posizione diversa da quella del cliente).
Poi un ragionamento sulle persone, sia quelle che chiedono il mio aiuto sia quelle che posso coinvolgere nel progetto per completarlo, ampliarne la portata o la comprensione.
A questo aggiungo gli strumenti: modelli e schemi, software, AI, qualunque mezzo possa aiutare a facilitare il percorso progettuale e a realizzarlo.
Ed infine soluzioni: ne esistono sempre tante, diverse, la comunicazione offre molte opportunità, molti mezzi su cui (e con cui) veicolare un messaggio, promuovere un’attività.
Strategie. Persone. Strumenti. Soluzioni.
Mi sono accorta che la consulenza di comunicazione che propongo, i servizi che fanno parte della mia offerta, uniscono sempre questi punti: non riesco a realizzare un logo se non ho in mente un target ed una visione più ampia, non posso portare avanti una consulenza di comunicazione nel momento in cui mancano alcune basi fondamentali che magari non sono neanche di comunicazione, ma di business. E così per ogni progetto che mi viene richiesto, che abbia abbastanza margine per superare la mera esecuzione.
Un esempio di progetto di consulenza
Provo a fare un esempio di un lavoro che ho iniziato nei mesi scorsi: un professionista in fase di trasformazione mi contatta per chiedere un aiuto per la realizzazione del suo sito web. Da una prima chiacchierata, parlandoci in modo sincero, mi rendo conto che ci sono alcuni punti a cui porre attenzione: un’identità di brand non ancora definita, una definizione di titolo professionale ancora mancante, una consapevolezza molto marcata di dove si vuole andare ma ancora non completamente chiara su come arrivarci.
Sarebbe stato semplice proporre solo un sito web, un pacchetto standard (che non ho). Ma non sarebbe stato utile né funzionale, ci saremmo intoppati nel momento della stesura dei testi, nella definizione dei servizi e di un valore univoco da trasmettere. Per questo ho studiato un progetto personalizzato di branding, ma anche di marketing, che arriva sì alla realizzazione del sito web, ma solo come ultimo passo dopo aver analizzato e approfondito l’identità reale di questo professionista in trasformazione.
Personalizzato perché questo progetto è stato ideato esclusivamente per lui, per le sue necessità, per il tipo di persona che è, per il tipo di obiettivo che vuole raggiungere, per le modalità con cui ci siamo interfacciati, per le sue competenze specifiche.
E questo capita con qualunque cliente abbia davanti: analizzo rapidamente con qualche domanda il contesto dell’attività e della persona, e studio un progetto che possa calzare come un abito su misura, tenendo conto di molti fattori più “umani” che passano dalla chiacchierata iniziale per conoscersi, dalle parole che vengono pronunciate e dai desiderata che mi trasmettono.
Se il contesto cambia, ciò che rimane uguale è la domanda che mi viene sempre posta: “mi aiuti a presentarmi al meglio?”. Spesso le persone arrivano con un’idea di soluzione (in questo caso il sito web) ma giustamente non percepiscono gli aspetti più profondi inerenti alla comunicazione di cui possono aver bisogno, ed è qui che posso aiutarli ricercando e proponendo strumenti e analisi specifiche per ogni progetto, tra tutti i framework e gli strumenti che ho studiato e che uso.
In questo caso la soluzione proposta è stata un mix di sperimentazione condivisa con l’uso dell’AI sia in fase di analisi che di brainstorming per la ricerca di un job title e della tipologia di servizi che il cliente può proporre in futuro, e più avanti la integreremo anche per alcuni aspetti del sito web. Ma il vero lavoro è iniziato con un workshop di profonda riflessione sull’orientamento da dare al business utilizzando il framework BAD, che ci ha aiutato a mettere in linea le idee e ad iniziare il lavoro nel passaggio prima della comunicazione, cioè il business.
Solo per questa prima parte di lavoro abbiamo lavorato con
- Diverse AI per analisi del lavoro personale (molto approfondito) svolto fino a quel momento, brainstorming, rifinitura, analisi prospettive future, indagine sui servizi e suggerimenti su possibili modelli di business, che ci dessero una traccia su cui poi il cliente può lavorare;
- Workshop con framework che mettesse in ordine gli aspetti di business, con uno sguardo specifico e orientato alla comunicazione;
- Lavoro di approfondimento con altri 2 strumenti che ho ideato con il WebModelCanvas, lo strumento di pianificazione strategica pensato con la collega Manuela Vullo per analisi specifiche sulla comunicazione.
Ancora non siamo arrivati al sito web e già abbiamo messo in connessione tanti punti diversi.
Il gap tra la comunicazione e il business
In altri casi ho coinvolto nelle mie consulenze alcuni professionisti che si occupano di sviluppo di impresa, e che hanno potuto indirizzare e consigliare al meglio i miei clienti sull’avvio/revisione della loro attività: se la domanda che ti viene in mente è perché ti parli di business quando mi occupo di comunicazione capisco perfettamente quale sia il tuo dubbio.
La risposta è semplice: le piccole attività imprenditoriali e i professionisti ritengono nella maggior parte dei casi che un’attività vada bene se funziona la sua promozione/comunicazione (del logo, una strategia sui social, l’aspetto di un sito web, delle ADV, della comunicazione outdoor) senza sapere che questi sono fattori sicuramente importanti, ma non fondamentali affinché un’attività sia attiva e proficua.
Lo hanno visto e sperimentato i miei clienti che hanno un e-commerce, chi mi ha contattato pensando fosse l’aspetto di un sito a far aumentare le vendite, o l’impostazione di qualche trucchetto sui social per avere più follower e quindi più fatturato.
Sono una persona sincera, a volte forse un po’ troppo diretta, e non mi faccio problemi a dire che determinate cose non funzionano:
la comunicazione da sola non basta per poter incrementare vendita di servizi e prodotti, alla base ci vuole un’idea chiara di business, tanta analisi e una strategia lungo termine, che la comunicazione può accompagnare al meglio rispetto agli obiettivi prefissati.
In alcuni casi i clienti hanno le idee chiare da questo punto di vista, e perciò la comunicazione e il mio supporto fluisce in modo lineare e senza ostacoli. In altri casi, molto spesso, viene chiesto alla comunicazione di risolvere problemi più strutturali, ed è lì che capisco che il mio supporto non è sufficiente e allora propongo una consulenza più ampia, che possa rivedere l’essenza del brand e anche uno sguardo sul business.
In altri casi ancora, invece, è necessario fornire indicazioni sulla comunicazione ancora più verticali (dettagli molto specifici sull’uso di un particolare social o la scelta di un tono di voce e un copy particolare) e anche in questi casi la necessità del cliente si spinge oltre le mie competenze: in questi momenti coinvolgo altri professionisti in grado di rispondere puntualmente alle diverse necessità. Li introduco una volta che l’analisi strategica è stata effettuata, di modo che possono andare in continuità con gli obiettivi di comunicazione che abbiamo individuato col cliente.
Potrei dire che ho formato una squadra di professionisti in grado di accompagnare il cliente dal pensiero strategico all’esecuzione di tutti gli elementi di comunicazione, ma preferisco concentrarmi sul progetto personalizzato che propongo e chiamare questo gruppo di persone “team liquido”, in grado di comporsi attorno alle esigenze del cliente, e sottolineare come il progetto sia il fulcro del lavoro.
Talenti per la comunicazione
Connessioni, futuro, pensiero strategico, studio, sperimentazione, personalizzazione: queste parole, comparse abbastanza naturalmente qui sopra, sono in realtà alcuni dei talenti che ho scoperto di avere. Qualche mese fa ho iniziato un percorso di coaching strengths-based per la mia professionalità presente e futura: da un lato ero curiosa di scoprire quali talenti possiedo (perché alcuni li percepivo ma non pensavo potessero essere considerali tali, o comunque utili, per il lavoro), dall’altro lato mi chiedevo in che modo posso relazionarmi con la leadership, come posso supportare la comunicazione delle figure di leadership (di oggi e di domani) nei percorsi di consulenza di branding che propongo, e se ha senso parlare di leadership se si lavora da sola.
Mi sono concessa uno sguardo esterno sulla mia professionalità, indagando con metodi che non conoscevo e una persona, Rita Bellati, specializzata in un aspetto che andasse oltre le hard-skills.
Rita l’ho incontrata nella mia vita professionale qualche anno fa: abbiamo lavorato per lo stesso cliente, potremmo dire lei all’inizio ed io nelle fasi finali di quel progetto, e i nostri lavori si sono sfiorati. A distanza di 4/5 anni, guardando indietro, vedo come i nostri percorsi (di tutti e 3, anzi 5 considerando anche le altre professioniste coinvolte in quel progetto imprenditoriale) si siano tutti evoluti, migliorando le nostre attività in un contesto lavorativo in perenne cambiamento e trasformazione.
Per questo quando l’ho incontrata di nuovo lo scorso ottobre all’evento HCunplugged2.0, e ho avuto un assaggio di cosa stava proponendo a professionisti e manager, ho iniziato a pensare che potesse essere la persona giusta per aiutarmi ad indagare il mio futuro. Senza la bacchetta magica o la sfera di cristallo, ma mettendo in fila i miei pensieri strategici con i suoi strumenti e le sue competenze, accompagnandomi in un percorso di riflessione profondo della mia identità professionale. Ora che questo percorso con lei è finito (finito?!? Si finisce mai di pensare al futuro e a come migliorarsi?) sono grata del percorso fatto insieme, felice di aver trovato una persona sensibile che col suo supporto mi ha fornito quella spinta gentile per mettere in campo intuizioni che erano lì a bussare nella mia testa, portandole a terra, per offrire ancora meglio la mia visione della comunicazione di branding.
Negli ultimi anni mi sono resa conto di come le competenze tecniche (quelle che ho ritenuto essere il fondamento di un lavoro ben eseguito) possano essere le più facilmente soppiantabili nel lavoro del futuro: non le rinnego, assolutamente, né a livello personale e nemmeno a livello globale, ma credo che soprattutto queste competenze più tecniche, più verticali, potranno essere sostituite da tecnologie e strumenti avanzati. Le AI ci stanno mostrando questo, e allora come posso pensare, da communication e visual designer e consulente quale sono, che il mio lavoro rimarrà invariato nei prossimi (almeno) 20/25 anni, quando si spera potrò uscire dal mondo del lavoro? Fra 5 anni un piccolo brand o un professionista mi chiederà ancora di realizzare un logo? Fra 10 anni un’azienda mi chiederà se so usare Illustrator o Indesign o WordPress?
Il visual sta subendo un cambiamento enorme con le AI, a parer mio non ancora moltissimo per quanto riguarda lo stile (e secondo me sarebbe forse la parte più interessante da indagare come sguardo sui futuri possibili) ma per l’esecuzione, per cui una serie di figure professionali diventeranno più marginali.
Per la comunicazione il discorso è più ampio, ma anche qui un LLM può oggi facilmente creare un piano editoriale o renderlo molto più preciso e accessibile nell’esecuzione.
Sul design, nel significato di progettazione come la parola indica, credo invece ci sia ancora ampio margine per la quota umana, perché è quella più vicina al pensiero (strategico, appunto) che può combinare ancora intuizione, valutazioni sulle ricadute delle scelte progettuali, studio e utilizzo in mix degli strumenti che abbiamo a disposizione, valutazione del futuro per dare una direzione univoca.
Alla fine mi piace connettere strumenti, persone e strategie per trovare soluzioni ai problemi di comunicazione che i clienti mi pongono: quasi sempre durante un contatto iniziale la domanda che mi viene fatta è relativa allo strumento (il sito web non funziona, ho bisogno di essere più presente sui social, devo comunicare l’apertura di un nuovo negozio e mi serve un logo e un’insegna, meglio i social o la newsletter, ….) ma insieme possiamo guardare ad un futuro in cui la soluzione sia più ampia del solo canale individuato, dando una risposta completa che riguarda un’identità (visiva, di parole, di contenuti) e risolve i problemi di comunicazione più nascosti.
Se sei in un periodo in cui stai guardando al futuro della tua professionalità, della tua attività imprenditoriale o della tua associazione, potrebbe essere il momento buono per rivedere o impostare la tua comunicazione.
Pensaci e scrivimi, ci facciamo una chiacchierata e valutiamo come lavorare insieme al tuo progetto
Meglio fatto che perfetto: ho aperto un canale Telegram
Ci pensavo da tanto tempo, finché ho deciso di aprirlo e sperimentare (ancora) un’esigenza che sento da un po’: quella di condividere con una frequenza maggiore, ed in modo più leggero, gli spunti visivi e le riflessioni sul mondo della comunicazione visiva e non. Per questo ho aperto ieri il canale Telegram Pensieri Grafici • Live notes: il progetto è di estendere questa newsletter e condividere con te scoperte visive, eventi, link interessanti, le cose belle che vedo, le riflessioni che mi vengono, come se chiacchierassimo davanti ad un aperitivo. Per persone curiose, appassionate, professionisti/e e per tutte le persone che vogliono qualche ispirazione visiva su comunicazione, grafica, arte, libri, cultura e tecnologia.
Visto che condividerò anche alcune esperienze di vita, potrebbe esserci qualche focus sugli eventi a Torino e nel nord Italia in generale, ma non sarà questo l’obiettivo: cercherò di lasciare sempre riferimenti trasversali e link più generali per approfondire gli spunti che propongo.
Questo è un esperimento, la mia idea è che col tempo possa diventare una tavolata di amici e curiosi che parlano di cose belle che vedono in giro, vediamo che ne viene fuori. Inizierò come canale privato, ma ho qualche idea di apertura per uno sviluppo futuro.
Se ti ho incuriosito un po’, puoi unirti da qui.
Segnalazioni sparse
1. In questi giorni in cui scrivo dalla Calabria poiché sono in ferie, colgo l’occasione per segnalarti un progetto di rigenerazione urbana attraverso la street art e i murales, il progetto Kriu – KRotone Identità Urbana, realizzato con l’amministrazione, nato dal desiderio di ridare voce ai muri, vita ai quartieri, speranza alle persone.
2. Sono mesi che sto riflettendo sulla mia professionalità legata alla leadership, come ti dicevo prima, attraverso eventi, libri e percorsi personali che sto facendo per comprendere il tipo di professionista che voglio/posso essere e quale futuro dare alle mie competenze: una bella occasione di riflessione è stato l’incontro della community MyOrango qualche giorno fa a Torino, che ho provato a sintetizzare in un post su LinkedIn. Ne ho scoperto un libro bellissimo che non vedo l’ora di iniziare, l’analisi del mondo lavorativo attraverso il pensiero di una filosofa del secolo scorso ma attualissima nel contesto odierno.
3. E come chiusura di un periodo lavorativo intenso mi sono regalata una giornata nell’arte a Milano, grazie a due mostre che ti consiglio di vedere prima della prossima chiusura a fine giugno. Avevo deciso di andare a vedere Art Deco – Il Trionfo della Modernità a Palazzo Reale, per ammirare uno dei miei stili preferiti, ma sono rimasta maggiormente stupita dalla mostra Casorati, che benché fosse vissuto a Torino, non avevo mai apprezzato un modo così completo: oltre alle sue pitture, magnifiche per compresenza di stili differenti nello stesso periodo storico, ho scoperto la sua parentesi grafica e quella più onirica, in cui il colore scoppia di vita e di significato anche su sfondi più neutri, e le sue scenografie per il Teatro della Scala di Milano, con i bozzetti preparatori per costumi e quinte sceniche. Una scoperta magnifica che suggerisco vivamente di apprezzare con un giro a Milano entro fine mese.
Bene, è venuto il momento di tornare alle mie vacanze, ancora qualche giorno per rigenerare i pensieri e poi torno operativa: sono un po’ di anni che il numero estivo della newsletter coincide con qualche momento di pausa dall’attività lavorativa. Come ho potuto osservare da tempo, ho bisogno di mente vuota e rilassata per poter scrivere, perciò non è strano che lo faccia quando sono in un periodo di ferie. Del resto anche questa newsletter l’ho ideata dall’aeroporto di Caselle quando ero in partenza, l’ho scritta mentre volavo su Piemonte e Liguria prima di addormentarmi sopra la Toscana, e la sto concludendo guardando il mar Jonio su una spiaggia libera e vuota in una mattinata di mareggiata e nuvole.


