dal blog PENSIERI GRAFICI

LinkedIn è il secondo dominio più citato dagli LLM: come costruire un brand che le AI (e le persone) scelgono

LinkedIn secondo dominio citato da LLM e intelligenze artificiali - studio Semrush 2025

Integrare LinkedIn in una strategia di comunicazione multicanale non è più opzionale: la piattaforma è riconosciuta come autorevole dalle AI. Come costruire una presenza coerente su più touchpoint per creare fiducia digitale.

LinkedIn secondo dominio citato da LLM e intelligenze artificiali - studio Semrush 2025
Integrare LinkedIn in una strategia di comunicazione multicanale non è più opzionale: la piattaforma è riconosciuta come autorevole dalle AI. Come costruire una presenza coerente su più touchpoint per creare fiducia digitale.

Condividi questo articolo!

Ho visto questo dato qualche giorno fa durante il webinar di Guanxi “Il brand nell’era dell’IA” e mi è rimasto impresso: uno studio di Semrush di ottobre 2025 sui domini più citati dalle intelligenze artificiali mostra LinkedIn LLM al secondo posto tra i domini più referenziati, subito dopo Reddit, da ChatGPT, Google AI Mode e Perplexity.

Non un social qualsiasi, non una piattaforma di intrattenimento. LinkedIn, il luogo dove professionisti, manager e imprenditori raccontano il proprio lavoro, condividono competenze e costruiscono reputazione. E un po’ mi fa sorridere questa cosa, perché fuori dall’ambiente digitale viene snobbato moltissimo.

Eppure qui abbiamo una dimostrazione concreta di quanto il branding, personale o aziendale, si costruisca anche attraverso il modo in cui raccontiamo ciò che facciamo su Linkedin. Non solo per le persone che ci leggono, ma per le intelligenze artificiali che ci “ascoltano” e ci indicizzano come fonti affidabili.

Indice

Il dato che cambia prospettiva: LinkedIn come fonte affidabile per gli LLM

I numeri dello studio Semrush di ottobre 2025: LinkedIn al secondo posto

Lo studio di Semrush ha analizzato oltre 230.000 prompt per 13 settimane consecutive, monitorando le citazioni LinkedIn LLM su ChatGPT, Google AI Mode e Perplexity. I risultati sono chiari: LinkedIn viene citato in circa il 15% delle risposte di Google AI Mode, posizionandosi stabilmente al secondo posto tra i domini più referenziati.

Ma c’è un dato ancora più interessante: mentre Reddit e Wikipedia hanno subito cali drastici su ChatGPT a settembre 2025 (Reddit è passato dal 60% al 10% delle citazioni in poche settimane), LinkedIn ha mostrato una crescita costante su tutte e tre le piattaforme AI analizzate.

Questo significa che LinkedIn non è solo citato frequentemente, ma è anche riconosciuto come fonte stabile e affidabile dagli algoritmi che alimentano i motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale. Non una presenza casuale, ma una scelta deliberata dei sistemi AI.

Grafico Semrush ottobre 2025: LinkedIn è il secondo dominio più citato dagli LLM dopo Reddit, seguito da Wikipedia, Medium e YouTube

Cosa significa essere citati dalle intelligenze artificiali

C’è una differenza sostanziale tra apparire nei risultati di ricerca tradizionali di Google e essere citati direttamente nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Quando una pagina si posiziona bene su Google, l’utente vede un link blu e decide se cliccare. Quando un dominio viene citato da ChatGPT, Gemini o Perplexity, l’utente riceve l’informazione direttamente nella risposta, e il brand viene menzionato come fonte autorevole senza bisogno di un clic.

Questa è visibilità AI: uno spazio competitivo nuovo che non sostituisce la SEO tradizionale, anzi, ma la integra. Per i brand, questo cambia le regole del gioco. Non basta più generare traffico verso il proprio sito: serve costruire autorevolezza riconoscibile, che le intelligenze artificiali possano identificare, verificare e citare. E gli LLM ascoltano voci autorevoli distribuite nel tempo e nello spazio digitale. : LinkedIn, con la sua natura professionale e strutturata, offre esattamente questo tipo di contenuti.

LinkedIn vs altri social: professionalità, autorevolezza, verificabilità

Perché LinkedIn viene citato dalle AI mentre Facebook, Instagram o TikTok sono praticamente assenti dalle risposte dei motori generativi?

La risposta sta nella natura dei contenuti e nella struttura della piattaforma. LinkedIn è costruito su identità reali e verificabili: nomi, cognomi, ruoli professionali, aziende, competenze documentate. Non pseudonimi, non profili anonimi, non contenuti casuali. Io ad esempio ho utilizzato il mio passaporto per la verifica del profilo.

I contenuti pubblicati qui hanno un contesto chiaro. Quando qualcuno scrive un post su LinkedIn, lo fa nella sua veste professionale, spesso firmando con nome, ruolo e azienda, e questo crea un segnale di affidabilità che le intelligenze artificiali riconoscono e premiano. Inoltre, l’ambiente professionale genera contenuti più strutturati, meglio pensati, e decisamente più articolati rispetto ad altri social network. Non meme, non video virali da 15 secondi, ma analisi e competenze condivise, oltre a riflessioni personali. Proprio il tipo di materiale che un LLM considera rilevante quando deve rispondere a domande tecniche o professionali.

È in parte ciò che io chiamo “la fatica della comunicazione”, cioè la produzione di contenuti che abbiano senso, non la mera produzione di materiale o parole vuole. E per fare questo ci vuole energia, tempo, e a volte si traduce in fatica, soprattutto per piccoli brand, start-up o professionisti e per tutte le realtà piccole con ridotte risorse umane.

LinkedIn non è (solo) ricerca di contatti: è personal branding e strategia aziendale

Personal branding LinkedIn: costruire autorevolezza digitale visibile alle AI

Il personal branding su LinkedIn non è narcisismo digitale, ma diventa strategia professionale. Per professionisti, freelance, consulenti e manager, LinkedIn rappresenta un asset digitale fondamentale: il luogo dove si costruisce reputazione, si dimostrano competenze, si racconta esperienza.

Quello che scrivi, come strutturi il tuo profilo, quali competenze evidenzi, tutto questo viene “ascoltato” dalle intelligenze artificiali e non solo dalle persone che potrebbero trovarti per una collaborazione, ma anche dai sistemi che rispondono a domande come “chi è esperto di X in Italia?” oppure “consulente Y con esperienza in Z“.

LinkedIn non serve più solo per trovare lavoro, ma per essere trovati come esperti. E questa autorevolezza riconoscibile e costruita nel tempo attraverso contenuti coerenti, competenze documentate e narrazione professionale autentica, è esattamente ciò che serve per emergere nell’era dell’AI.

LinkedIn per aziende B2B: dalla semplice presenza alla brand strategy

Per le PMI e le startup B2B, LinkedIn non è più opzionale: è strategico. La presenza su questa piattaforma crea un ecosistema di brand fatto dalla pagina aziendale e dai profili dei dipendenti, che insieme costruiscono la reputazione dell’azienda. Rispetto ad un tempo non basta più essere presenti nelle nomee del proprio settore, o solo nelle fiere, o avere un’unica casa digitale come il sito (che spesso non tutte le aziende ancora hanno).

I decision maker B2B cercano informazioni su LinkedIn prima di prendere decisioni d’acquisto o di collaborazione. Vogliono capire chi c’è dietro un’azienda, cosa fa, come comunica, quali competenze ha il team. E sempre più spesso, anche le intelligenze artificiali attingono a queste informazioni per rispondere a domande sui settori, sui fornitori, sulle soluzioni disponibili sul mercato.

Eppure, nelle consulenze che ho fatto negli ultimi anni, quasi nessun cliente aveva preso in considerazione LinkedIn come strumento da poter usare. Io l’ho quasi sempre suggerito come canale da esplorare e implementare. Col senno di poi, sta diventando sempre più strategico.

Presenza vs performance: l’errore di chi usa LinkedIn solo per “esserci”

Non basta avere un profilo LinkedIn, serve una strategia. Questa è la differenza tra presenza passiva e presenza strategica, ed è uno degli errori che vedo più spesso. Molte aziende e professionisti aprono un profilo, lo compilano in modo frettoloso, e poi lo abbandonano. Oppure pubblicano contenuti sporadici, senza un filo logico, senza coerenza: il risultato sembra una presenza che è quasi assenza, e che credo porta valore né visibilità.

Come usare LinkedIn per il brand significa pensare strategicamente a cosa comunicare, come farlo e con quale costanza. Significa creare contenuti coerenti che raccontano competenze, ma soprattutto esperienza ed una visione professionale. Significa costruire una narrazione riconoscibile che diventa parte della propria identità digitale complessiva.

Questo porta ad un’altra riflessione: LinkedIn non è un canale isolato: funziona in sinergia con il sito web, la newsletter, la presenza su altre piattaforme. È un tassello — fondamentale — di un ecosistema più ampio.

Perché le AI citano LinkedIn (e cosa possiamo imparare per il nostro brand)

Contenuti professionali vs contenuti virali: cosa premia davvero l’intelligenza artificiale

Le intelligenze artificiali non cercano viralità: quello che cercano sono informazioni verificabili, fonti affidabili, contenuti che aggiungono valore reale.

Un post professionale ben scritto, che racconta un’esperienza concreta o condivide una competenza specifica, ha molto più valore per un LLM rispetto a un contenuto progettato solo per generare reaction. Questo si collega al concetto di autenticità strategica: essere autentici non significa improvvisare, ma raccontare la propria esperienza in modo coerente e strutturato. Non fingere di essere ciò che non si è, ma nemmeno limitarsi a pubblicare contenuti casuali senza una direzione chiara. Ho approfondito questo tema del rapporto tra AI, contenuti autentici e tempi umani nella comunicazione in un articolo precedente.

Le AI, come le persone, riconoscono questa differenza. E la premiano.

Struttura, autorevolezza e verificabilità: i segnali che LinkedIn offre agli LLM

La relazione tra LinkedIn LLM è vincente proprio per questo: la piattaforma è strutturata in modo che le intelligenze artificiali possano facilmente comprendere e verificare le informazioni. Ogni profilo ha campi ben definiti: ruolo, azienda, competenze, endorsement, raccomandazioni. Gli articoli e i post sono firmati da autori riconoscibili, con una cronologia visibile e un network professionale che funge da segnale di credibilità. Tutto è tracciabile, verificabile, contestualizzato.

Questo è esattamente il tipo di segnale che serve per la GEO (Generative Engine Optimization), parola sempre più utilizzata ma di cui pochi conoscono bene il funzionamento: contenuti strutturati, autori autorevoli, informazioni verificabili. LinkedIn offre tutto questo per natura, senza bisogno di interventi tecnici complessi.

La volatilità delle citazioni AI: costruire su fondamenta solide, non su trend

Lo studio Semrush ci insegna anche un’altra lezione importante: le citazioni AI possono essere volatili. Reddit e Wikipedia hanno perso metà delle loro citazioni su ChatGPT nel giro di poche settimane a settembre 2025, probabilmente a causa di cambiamenti negli algoritmi o nelle fonti utilizzate. LinkedIn, invece, ha mostrato crescita costante su tutte le piattaforme analizzate. Questo suggerisce che la piattaforma non beneficia di un trend temporaneo, ma di una solidità strutturale riconosciuta dagli algoritmi AI.

La lezione per chi costruisce un brand è quindi quella di non inseguire gli algoritmi dell’intelligenza artificiale, bensì di costruire un brand solido, che sia autentico e riconoscibile, e farlo su più canali di comunicazione. Creare contenuti di valore con costanza, non puntare sulla viralità occasionale. Perché la coerenza batte sempre la viralità nel lungo termine.

Costruire fiducia attraverso i touchpoint digitali: LinkedIn nella strategia di comunicazione multicanale

Il brand si costruisce su più touchpoint, non su un solo canale

Durante il webinar di Guanxi è emerso un concetto chiave: la fiducia digitale si costruisce attraverso touchpoint multipli, non attraverso un singolo canale.

L’intelligenza artificiale, proprio come le persone, cerca coerenza. Vuole vedere segnali ripetuti nel tempo, provenienti da fonti diverse. Un brand che comunica solo su LinkedIn è meno credibile di un brand che ha un sito web professionale, una presenza LinkedIn coerente, una newsletter di valore, contenuti distribuiti su piattaforme diverse. E questo ovviamente vale considerando qualunque singolo asset comunicativo su cui si decide di puntare.

Questo è il motivo per cui costruire una strategia di comunicazione multicanale non è più un’opzione: è una necessità. Ogni touchpoint digitale rinforza gli altri, creando un ecosistema di fiducia riconoscibile sia dagli utenti che dalle intelligenze artificiali. Se singlechannel significa rischio, multichannel significa resilienza.

LinkedIn nella strategia di comunicazione: integrazione con sito, newsletter e presenza digitale

LinkedIn non sostituisce il sito web. Il sito resta l’asset proprietario per eccellenza, il canale su cui hai controllo completo: puoi decidere di raccogliere tutti i modi con cui rimanere in contatto con gli utenti (che siano eventi, prenotazioni, webinar/video, piattaforme interne. In questo senso LinkedIn funziona in sinergia con il sito, creando un flusso strategico di comunicazione.

Un esempio concreto: un post professionale su LinkedIn attira l’attenzione, il profilo ottimizzato fornisce credibilità e contesto, il link al sito permette di approfondire, la newsletter mantiene la relazione nel tempo. Ogni step rinforza il successivo.

Io stessa uso questo approccio: LinkedIn per condividere riflessioni professionali, il sito come hub centrale con portfolio e servizi, la newsletter “Pensieri Grafici” per approfondire temi stagionali di comunicazione visiva e branding, Instagram per raccontare un mondo visivo di scoperta attraverso i miei #viaggigrafici e la mia fascinazione per l’arte. E quando si tratta di piattaforme per newsletter professionali, ho analizzato a fondo le alternative in un articolo dedicato a Substack e le sue alternative.
Touchpoint diversi, una strategia coerente.

Quando lavoro con i clienti sulla loro consulenza di comunicazione, la prima domanda che pongo sempre è sempre questa: quali touchpoint digitali hai già? Quali mancano? Come li facciamo dialogare tra loro? Perché non si tratta di “fare tutto”, ma di scegliere i canali giusti e farli funzionare insieme in modo coerente, mettere ordine dove si sente spesso fatica.

Creare fiducia per gli utenti e per gli LLM: stessa logica, stessi principi

La fiducia umana si costruisce con coerenza, tempo e autenticità. La fiducia digitale riconosciuta dalle intelligenze artificiali segue la stessa identica logica. Non è un singolo contenuto virale a creare fiducia, ma una presenza costante e coerente nel tempo. Non è un claim geniale a renderti autorevole, ma la dimostrazione ripetuta di competenza attraverso contenuti di valore, esperienze raccontate, riflessioni documentate.

Sono sempre stata convinta che la fiducia umana si possa costruire solo con la costanza e nel tempo, e sono felice di intuire, anche attraverso il webinar che ho seguito, che la fiducia digitale si costruisca allo stesso modo, con coerenza. E non con un singolo contenuto che magari va virale per una frazione di niente. Le AI, in questo senso, ci stanno insegnando a tornare ai fondamentali: autenticità, coerenza, valore reale.

GEO e SEO: ottimizzare la presenza per essere citati, non solo trovati

Dalla SEO alla GEO: il passaggio da “posizionarsi” a “essere citati”

La SEO tradizionale lavora sul posizionamento nei risultati di ricerca classici: ottimizzare pagine web per comparire tra i primi link blu quando qualcuno cerca una parola chiave specifica.
La GEO lavora invece su un obiettivo diverso: essere citati direttamente nelle risposte generate dalle intelligenze artificiali. Non più “clicca su questo link”, ma “questa fonte dice che…”.

Questi due approcci non si sostituiscono: si integrano. Un sito ben ottimizzato per la SEO ha più probabilità di essere indicizzato e compreso anche dagli LLM. Una presenza GEO-friendly aumenta la visibilità su canali nuovi senza perdere quella sui canali tradizionali.
Per chi lavora nella comunicazione strategica, questo significa pensare ai contenuti in modo più ampio: non solo “come mi posiziono su Google” ma anche “come divento una fonte citabile per le AI”.

Come LinkedIn si integra nella Generative Engine Optimization

In quest’ottica LinkedIn è già GEO-friendly per natura: i profili hanno una struttura semantica chiara che le intelligenze artificiali comprendono facilmente (nome, ruolo, competenze, azienda, esperienze), ed è uno schema dati naturale.

I post sono firmati e datati, offrendo segnali temporali che le AI riconoscono, gli endorsement e le raccomandazioni fungono da social proof verificabile ed Il network professionale aggiunge un ulteriore livello di credibilità. Tutti questi elementi corrispondono ai criteri E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness, o per dirla in Italiano Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità) che Google (e ora anche i motori generativi) utilizzano per valutare l’affidabilità di una fonte.

Per quanto riguarda gli aspetti più tecnici di SEO e GEO, mi affianco sempre a professionisti specializzati di fiducia. Intrattengo con loro un dialogo costante e li coinvolgo nei miei progetti quando lavoro sui siti web dei clienti, perché l’ottimizzazione tecnica richiede competenze specifiche che è giusto delegare agli esperti del settore, in grado di leggere gli andamenti di queste tecnologie ed offrire il migliore servizio (e posizionamento digitale) possibile.

La mia competenza sta nella strategia di comunicazione complessiva: capire come integrare LinkedIn e altri touchpoint digitali in un ecosistema coerente che funzioni sia per gli utenti che per le intelligenze artificiali.

Content strategy LinkedIn: creare contenuti che le AI (e le persone) vogliono citare

Come si creano contenuti che le intelligenze artificiali vogliono citare? La risposta è più semplice di quanto sembri: creando contenuti che le persone trovano utili, verificabili e autorevoli, senza perdere il proprio punto di vista, e anzi, rafforzandolo.

Esperienza diretta batte teoria generale: un post che racconta un progetto concreto, con risultati specifici e apprendimenti documentati, ha molto più valore di un contenuto generico ripetuto mille volte. Lo si può fare con:

  • dati concreti, applicati magari al proprio settore;
  • esempi specifici, propri come progetti di portfolio o che narrano una case history già conosciuta ma interpretata, analizzata per bene.
  • riflessioni e prospettive uniche, poiché le AI cercano originalità verificabile, non contenuti duplicati o riformulati. Per questo, chi condivide la propria esperienza autentica ha un vantaggio enorme.
  • struttura chiara: introduzione che presenta il tema, sviluppo che approfondisce, conclusione che sintetizza. Questa struttura semplice aiuta sia i lettori umani che gli algoritmi AI a comprendere e utilizzare il contenuto.
  • autenticità più competenza: questo è il mix vincente. Non serve fingere di sapere tutto, ma raccontare ciò che si sa davvero, con onestà e competenza documentata.

LinkedIn nella mia pratica consulenziale: riflessioni tra opportunità e resistenze

LinkedIn snobbato fuori, strategico dentro: l’opportunità di chi si muove ora

Fuori dall’ambiente digitale, LinkedIn viene ancora snobbato moltissimo. “È noioso”, “ci sono solo recruiter”, “non serve se non cerchi lavoro”, “c’è molta narrazione tossica di performance”. Eppure, i dati raccontano una storia completamente diversa:
– secondo dominio più citato dagli LLM.
– crescita costante su tutte le piattaforme AI.
– presenza stabile mentre altri social perdono rilevanza nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Chi ignora LinkedIn oggi lo rimpiangerà domani. Non perché diventerà di moda (anzi, probabilmente resterà “noioso” agli occhi di chi cerca intrattenimento) ma perché diventerà sempre più centrale per la visibilità professionale nell’era dell’AI, dai dati che possiamo interpretare oggi.
E chi si muove ora ha ancora un vantaggio da early adopter. La competizione su LinkedIn è infinitamente più bassa rispetto ad altre piattaforme. Costruire autorevolezza qui richiede costanza, ma è ancora possibile emergere con una strategia intelligente.

Contenuti autentici vs acchiappalike: cosa funziona davvero nel lungo termine

Ne parlavo proprio qualche giorno fa con una collega web designer, ascoltando una puntata sull’ADV del podcast Hacking Creativity. Commentavamo alcuni pareri su LinkedIn che non condividevamo: approcci troppo orientati alla performance a breve termine, contenuti costruiti solo per generare reaction immediate, una sfilza di “Sono felice di comunicare che…”

Io continuo a vedere LinkedIn come un luogo dove si costruisce presenza, autorevolezza, relazioni autentiche, e non solo visibilità fine a sé stessa.

I contenuti di sfogo, quelli acchiappalike un po’ lamentosi, quelli di vita privata completamente slegati dal proprio mondo lavorativo, possono avere senso oggi per conquistare una risata o una reaction in più. Ma a quale costo nel lungo termine?

Se le intelligenze artificiali citano contenuti professionali, autorevoli, verificabili, allora apparire nelle AI con post lamentosi o superficiali non è esattamente il posizionamento che vorrei per il mio brand. Certo, questo non significa eliminare completamente la componente umana e personale, ma serve calibrare e valutare con attenzione ciò che si pubblica, mantenendo coerenza con l’identità professionale che si vuole costruire.

Il mio approccio: LinkedIn come parte di una strategia, non come fine

Nelle mie consulenze di comunicazione, LinkedIn viene quasi sempre suggerito come canale da esplorare e implementare, iniziare a frequentare, spesso senza la necessità di “cercare clienti”. Eppure, quando inizio a lavorare con un nuovo cliente, raramente lo trovo già integrato nella strategia complessiva.

Oggi, con i dati sulle citazioni AI che confermano l’intuizione, LinkedIn diventa ancora più strategico. Ma non basta da solo. Il mio approccio è sempre lo stesso: LinkedIn è un tassello fondamentale di una strategia di comunicazione multicanale, non il fine ultimo. Funziona in sinergia con il sito web, la newsletter, la presenza su altre piattaforme, i materiali di comunicazione offline, la presenza in fiera, i materiali di comunicazione per gli eventi, le ADV.

Non si tratta di “fare tutto”, ma di scegliere i touchpoint giusti per il proprio target e farli funzionare insieme in modo coerente. Per alcuni clienti, LinkedIn è prioritario; per altri, è secondario rispetto ad altri canali; e per qualcuno magari non è fondamentale, ma bisogna studiare la situazione prima di affermarlo. Perchè dipende sempre dal contesto, dal settore, dagli obiettivi, ma spesso non vengono considerati tutti i target possibili prima di valutare la presenza su un canale di comunicazione.

5 principi strategici per usare LinkedIn in modo efficace (senza perdere tempo)

Per approcciarti a questo canale in modo strategico, senza cadere nelle  trappole della pubblicazione compulsiva o della presenza passiva, ecco cinque principi che fanno la differenza tra una strategia LinkedIn  efficace e tempo sprecato.

1. Profilo ottimizzato
Non un curriculum statico, ma una narrazione professionale chiara. Chi sei, cosa fai, per chi lo fai. Competenze documentate, esperienze raccontate, valore comunicato in modo diretto.

2. Contenuti con prospettiva
Esperienza diretta batte teoria generale. Autenticità batte perfezione. Racconta ciò che hai imparato, i progetti che hai seguito, le riflessioni che nascono dal tuo lavoro quotidiano.

3. Costanza > quantità
Ai fini della presenza sugli LLM, un post a settimana strategico vale più di cinque post casuali. La coerenza nel tempo costruisce autorevolezza. La pubblicazione compulsiva crea solo rumore.

4. Integrazione multicanale
LinkedIn + sito + newsletter + altri social = ecosistema coerente. Ogni touchpoint rinforza gli altri. Non canali isolati, ma parti di una strategia complessiva.

5. Monitora senza ossessionarti
Osserva cosa funziona, aggiusta, sperimenta. Ma non inseguire metriche di vanità. Le visualizzazioni contano meno della percezione che costruisci nel tempo.

Costruire un brand che le AI (e le persone) scelgono

LinkedIn è il secondo dominio più citato dagli LLM non per caso, ma perché offre esattamente ciò che le intelligenze artificiali cercano: contenuti professionali, autori riconoscibili, informazioni verificabili, autorevolezza documentata.

Per chi lavora nella comunicazione strategica e nel branding, questo dato conferma un principio che vale da sempre: la fiducia si costruisce con coerenza, competenza e presenza costante nel tempo. Non con trucchi, non con viralità occasionale, non con scorciatoie algoritmiche.

Oggi, costruire un brand che le AI scelgono significa costruire un brand che le persone riconoscono. Significa investire su touchpoint digitali multipli, creare contenuti autentici e strategici, integrare LinkedIn in un ecosistema di comunicazione più ampio.

Significa, in sintesi, lavorare su fondamenta solide anziché inseguire trend passeggeri.

E questo è esattamente il tipo di lavoro che, nel lungo termine, fa la differenza.

Vuoi costruire una strategia di comunicazione che integri LinkedIn con altri touchpoint digitali e canali in modo coerente?

Nella mia consulenza di comunicazione lavoriamo insieme per definire posizionamento, canali e contenuti che creano fiducia, sia per le persone che per le intelligenze artificiali che le ascoltano.

Condividi questo articolo!

Immagine di Ciao, sono Erica!
Ciao, sono Erica!

Mi occupo di consulenze di comunicazione di e realizzo i progetti visivi di cui hai bisogno per comunicare.
In questo blog racconto il mio sguardo sul mondo, gli stimoli grafici che osservo, parlo di comunicazione visiva, di strategie, libri, eventi di settore e a volte anche di aspetti più tecnici.

Leggi altri articoli del blog!